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Raccogliamo in questo spazio articoli, strumenti, risorse, opinioni, commenti, link di approfondimento per esplorare e comprendere sempre di più il mondo della Community Economy.

Costruire una Community: come passare dal dire al fare e quali sono i vantaggi per l'azienda

Una community che funziona deve co-progettare e co-gestire con l’azienda. Molte imprese sono tentate ma si fermano alla narrazione. Per passare a una reale strategia occorre comprendere perché lanciarla e quali benefici si possono ottenere.
Ecco l’ultimo articolo di Marta Mainieri

su Digital4

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Come Notion ha costruito una startup SaaS da 2 miliardi attraverso la community

Le aziende Saas (Software as a Service, quindi aziende che presentano come servizio un software) hanno generalmente concorrenti molto forti e con utilizzatori molto affezionati, si prendano ad esempio Excel e Google Sheets, nonostante questi giganti, Notion è riuscita a raggiungere nel 2020 più di 4 milioni di utenti e un fatturato di circa 2 miliardi.
Per chi non lo conoscesse, Notion è un “all in one workspace” (uno spazio di lavoro che racchiude molte funzioni in un unico spazio), potrebbe essere definito come un software senza codice che permette ai team di lavorare assieme, gestendo il flusso di lavoro e creando documenti e wiki in condivisione.
Per ottenere questi risultati Notion ha lavorato fortemente sul suo ambito community, in particolare nella costruzione del Notion Ambassador Program.
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Come costruire un sistema premiante a punti

L’utilizzo di premi, di qualsiasi tipologia essi siano, può aiutare ad incoraggiare determinati comportamenti per creare appartenenza, aumentare il coinvolgimento, migliorare le interazioni e, infine, raggiungere gli obiettivi prefissati.
Nell’articolo che vi proponiamo si prende in analisi un sistema premiante basato su premi monetari, ma come abbiamo detto prima, non necessariamente i premi devono avere questa forma.
Come si organizza quindi un reward system?
1) determinare il budget: anche sei i premi non sono monetari, bisogna tener conto di tutte le attività collegate alla community, quindi ad esempio i costi della piattaforma.
2) creare una scala per l’attribuzione dei punti: quindi determinare quanti punti vengono assegnati per ogni tipologia di attività che si vuole premiare.
3) Collegare i punti al premio: quindi classificare i premi in base al numero di punti necessari per ottenerli.
4) Verificare la coerenza dell’attribuzione dei punti e dei premi: ad esempio se i premi legati al punteggio sono monetari, bisogna verificare se effettivamente l’attribuzione di questi premi sia coerente con il budget.
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Come scegliere il nome di una community

Quali sono le opzioni disponibili? Quali sono le domande da porsi?
La scelta del nome di una community potrebbe sembrare un compito semplice e magari non molto importante, in realtà il nome è parte del brand e della cultura della community.
Nel podcast che vi proponiamo oggi, vengono identificate cinque categorie di nomi:
  • i nomi pragmatici che vanno dritti al punto,
  • i nomi emotivi che creano collegamenti
  • i nomi moderni che sono unici ed innovativi
  • i nomi furbi che sono divertenti ed astuti
  • i nomi classici che sono collegati al brand o intramontabili
Oltre a decidere la tipologia del nome è necessario analizzare la scelta sia dal punto di vista interno che esterno, ad esempio:
  • la community sta già utilizzando un nome?
  • il nome scelto viene per caso già utilizzato dall’organizzazione per altro?
  • il nome scelto a cosa viene associato?
  • il nome scelto è troppo restrittivo e limita l’accesso e la condivisione?
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Customer feedback: il cuore della crescita della community

Si è sempre sentito parlare di crescita legata al prodotto, finalmente invece la community-led growth sta guadagnando popolarità, e le organizzazioni si stanno rendendo conto che la community contribuisce a dare valore, a ridurre i costi e ad aumentare la crescita.

MA QUAL È UNA DELLE MOTIVAZIONI PRINCIPALI DELLA COMMUNITY-LED GROWTH? IL CUSTOMER FEEDBACK!

Le community di successo raccolgono al loro interno feedback trasparenti e produttivi, che permettono alle organizzazioni di comprendere al meglio i bisogni e le preferenze dei propri consumatori.
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Piattaforme o social? Qual è il luogo più adatto per far crescere una community?

Molto spesso, le community nascono sui social media, e quando crescono inizia a presentarsi la necessità di “fare un upgrade”, quindi di spostarsi su una piattaforma propria oppure una piattaforma che possieda features più specifici per le community.
Prima di fare questo “upgrade” è necessario valutare l’effettiva necessità di questa migrazione, poiché è un processo che può essere complesso.
Quando si determina l’effettiva necessità, in primis si presenta il bisogno di comunicare in anticipo e chiaramente alla community la futura migrazione, infatti per ogni spostamento effettuato il rischio di perdere membri è presente (loro dicono circa un 5% ad ogni migrazione).
La migrazione si divide in “2 parti”:
  • La migrazione dei contenuti è il momento in cui bisogna decidere quali contenuti spostare da una piattaforma all’altra, e se creare un archivio dei contenuti non migrati.
  • La migrazione degli utenti si divide a sua volta nella parte tecnica, che include anche la scelta di lasciare indietro utenti non attivi da tempo, e nella parte “umana”, ovvero come e quando avvertire i membri della community del trasferimento sulla nuova piattaforma, spiegando loro cosa si dovranno aspettare dal processo di migrazione.
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Come Duolingo ha raggiunto i 90 corsi e i 300 milioni di user

“Più di 300 milioni di persone in tutto il mondo hanno utilizzato Duolingo e la nostra community è stata la ricetta segreta per gran parte della nostra crescita.”
In questo video che vi proponiamo, Laura Nestler, Global Head of Community di Duolingo fino a Marzo ed ora VP di Reddit, racconta come la community sia stata la chiave di crescita per Duolingo e spiega che per ottenere i migliori risultati dalla community le organizzazioni devono considerarla un strategia di business ad alto valore aggiunto.
Duolingo è un case study molto interessante perché l’organizzazione è stata in grado di incanalare positivamente e proficuamente la voglia di agire e contribuire dei membri della loro community, riuscendo così a crescere ed espandere la loro offerta.
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La storia di Duolingo: dare valore ai membri per scalare la community

Vi interessa sapere come Duolingo, la più grande piattaforma per l’apprendimento delle lingue, è riuscita a scalare la propria community grazie all’aiuto dei propri membri?
All’inizio Duolingo produceva tutti i contenuti che erogava, ma questo rendeva impossibile allargare velocemente il numero di lingue offerte e i diversi livelli dei corsi. Duolingo ha quindi deciso di rendere i membri della community co-creatori dei corsi e grazie al all’Incubator Program e ai membri volontari, Duolingo è riuscita, in poco tempo, a creare ed erogare più di 40 corsi di diverse lingue!
La strategia di Duolingo si è basata su 4 step essenziali per creare un programma per la partecipazione dei volontari:
  • Definizione dei goal del programma, insieme alle maniere in cui le persone possono partecipare,
  • Cominciare da piccoli compiti, e costruire i tool necessari alla community per co-creare,
  • Controllare il progresso e definire la cultura della community,
  • Raccogliere i feedback e imparare
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Il 73% dei consumatori chiede alle aziende un impegno per il bene collettivo

Secondo la ricerca “meaningful brands” che indaga la capacità dei brand di costruire relazioni “meaningful” con i propri consumator, è aumentato il divario tra le aspettative dei consumatori e le azioni dei brand. In particolare si parla di:
  • cinismo nei confronti dell’affidabilità dei brand
  • timore che i brand non mantengano le promesse
  • convinzione che i brand debbano agire per il bene della società e del pianeta
  • rischio di andare nella direzione del CSR washing.
Ai brand viene quindi richiesto di essere attivi e di fare la differenza nell’ambito di grandi temi di carattere globale, dalla salute alla difesa dell’ambiente, dall’economia all’ambito sociale.
Ma secondo voi, possono le community essere il veicolo di una trasformazione che vede i brand sempre più coinvolti nella trasformazione sociale che questo tempo richiede?
mettendo al centro le persone e le relazioni tra di loro, possono essere i brand interpreti delle necessità sociali dei consumatori?
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STRUMENTI: REDDIT

“Reddit is a network of communities based on people’ interests. Find communities you’re interested in, and become part of an online community!”

Reddit è considerato uno dei principali siti di news e social network, con circa 430 milioni di users attivi al mese.
Il formato di Reddit è quello di un forum con “sottocategorie” chiamate subreddit. I Redditor (gli utenti) possono iscriversi ai differenti subreddit che più rispecchiano i loro interessi e contribuire alla discussione.
Ogni subreddit è quindi dedicato ad un argomento specifico o ad una community.
Alcuni esempi di subreddit sono:
  • r/Milano: subreddit dedicato a Milano, ai milanesi e a tutti coloro, italiani e non, che hanno domande relative alla città, ai suoi locali, ai suoi eventi etc
  • r/italiapersonalfinance: subreddit dedicato alla finanza personale,
  • r/askhistorians: subreddit in cui si possono fare domande di storia.
Al momento esistono più di 2.2 milioni di subreddit, e il numero continua a crescere.
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Il vero valore della community

Qual è il valore effettivo di una brand community?
L’autore di questo articolo di HBR fa un esperimento interessante. Per capire i costi e i benefici di una community ha convinto un cliente a nascondere la sua comunità per quattro mesi. Facendo questo, ha scoperto che è il 72% più economico per il cliente rispondere a una domanda attraverso la community piuttosto che attraverso un customer service tradizionale. Si è inoltre scoperto che, quando la maggior parte dei clienti si è rivolta al servizio clienti invece che alla comunità, i punteggi di soddisfazione dei clienti sono crollati a livelli molto bassi.
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I 5 step per costruire una community per la tua organizzazione non profit

Si parla spesso di comunità nel non profit, di community un po’ meno. Eppure sarebbe così importante riuscire a trasformare i soci, i volontari, i cittadini in una community che co-produce valore. Ma come fare? Questo articolo suggerisce 5 direzioni:

  • Definire lo scopo della community
  • Trovare persone eccellenti
  • Definire la value proposition
  • Lasciar definire la community dai membri stessi
  • Mantenere la spinta, sia online che offline
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Secondo voi tutte le organizzazioni possono beneficiare dalla costruzione di una community? E soprattutto, tutte hanno delle ragioni per svilupparle?

Nell’articolo che vi proponiamo oggi vengono individuate almeno 3 motivazioni che spingono ed accomunano le aziende a decidere di progettare una comunità:
  • L’organizzazione probabilmente sta già pagando e gestendo qualcosa che può essere trasformato in community, come ad esempio una pagina social,
  • i clienti probabilmente hanno già instaurato una forma rudimentale di community, e per quanto i contenuti generati dagli utenti siano importantissimi, l’organizzazione può essere in grado di dare una struttura a quella comunità che si è formata autonomamente,
  • per ultimo, con la velocità con cui cambiano le preferenze in questi ultimi anni, per un’organizzazione avere una community attorno è molto importante per la propria sopravvivenza, poiché gli utenti sviluppano un legame con l’organizzazione, e non solamente un rapporto di acquisto.
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Perché avere una community è meglio che avere un pubblico

Nel suo nuovo articolo su Digital4Biz Marta Mainieri spiega la differenza tra pubblico e community, e sottolinea il perché per le aziende è importante comprendere queste differenze e cimentarsi nella creazione di una community.
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Quando la community funziona: la storia di Lego ideas

Lego nel 2003 rischiava il collasso, com’è quindi riuscita nel 2015 a diventare il brand più potente al mondo e nel 2020 ad accaparrarsi il titolo di “world’s most loved brand”? 
Questo cambio radicale di traiettoria è stato possibile solo grazie alla creazione della loro community. Lego è riuscita a coinvolgere i propri fan in un processo di co-creazione di prodotti e idee, rendendo i membri della community partecipi nella creazione del design e nelle uscite di nuovi prodotti.

Quella di Lego è quindi una storia che porta davvero ispirazione a tutti coloro che sono interessati a creare una community, o a coloro che sono ancora scettici riguardo al valore che queste possono creare!

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STRUMENTI: NOTION

Notion è un’applicazione che raccoglie molti dei tools che si usano ogni giorno in un solo software, creando un “all-in-one workspace” personalizzabile.
Notion ha creato attorno a sé una gigantesca community di users (nel 2019 4 milioni di utilizzatori) che condividono templates e tip and tricks per l’utilizzo dell’applicazione. 
Oltre all’utilizzo personale, esiste “Notion for teams”. Questa funzionalità rende possibile all’azienda o al team di lavorare in uno spazio condiviso e organizzato, che consente di ridurre all’osso il numero di strumenti. Alcuni esempi di aziende che hanno implementato Notion all’interno dei loro teams sono Duolingo, Blinkist e Figma.
Oltre ad essere un’app molto utile a livello di produttività, presenta anche le potenzialità per diventare la base di una community.
Infatti all’interno di Notion si possono creare gruppi, e si hanno funzionalità quali:
  • la possibilità di creare una home, ovvero una landing page,
  • la presenza del calendario che consente di condividere eventi e appuntamenti,
  • la possibilità di creare una directory degli appartenenti al gruppo per conoscersi e presentarsi.
Voi lo utilizzate? Pensate che potrebbe essere un’applicazione interessante per una community? 
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Come costruire una community attorno al tuo prodotto

Oggi parliamo di community costruite attorno a prodotti. Sapete che anche le aziende che vendono prodotti possono trarre beneficio dalla costruzione di una community? 
Infatti la presenza di una community aumenta la capacità del brand di relazionarsi con il cliente.
Non solo perché il cliente si sente più interessato e coinvolto nelle scelte dell’azienda ma anche perché dal confronto con gli altri membri impara e rimane coinvolto anche nei momenti di difficoltà o di stanchezza.
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Perché le aziende dovrebbero costruire una community e non un'audience

Oggi vi proponiamo un articolo interessante che punta a spiegare perché le aziende non dovrebbero considerare i clienti come un’audience, ma dovrebbero invece puntare a creare una community di consumer.
Questo perché l’audience è passiva: i membri di un’audience assorbono ciò che l’azienda dà loro, mentre all’interno di una community i membri sviluppano una rete di relazioni, non una conversazione a senso unico.
Quando si costruisce un’audience, solitamente si guarda solo a metriche quali copertura, impressioni e click, mentre nella progettazione di una community non si dà rilievo solo all’aspetto quantitativo, ma ci si concentra principalmente sull’aspetto qualitativo della partecipazione e delle relazioni tra membri.
Costruire una community per un’azienda è quindi un investimento che punta allo sviluppo di consapevolezza del marchio, fedeltà alla marca, scoperta e successo del cliente. 
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STRUMENTI: SLACK

Slack è una piattaforma di messaggistica basata sull’utilizzo di canali. Su questa piattaforma si possono creare aree di lavoro, costituite da diversi canali, nelle quali i membri di un team possono lavorare e comunicare tra loro.

Tra le varie funzionalità Slack permette di collegare le app che si stanno già utilizzando per lavoro, di fare videochiamata sulla piattaforma e permette di condividere file e taggare i membri del team.

Slack è una piattaforma molto adatta ad essere utilizzata per il community building, infatti permette di comunicare e di organizzare gli spazi della community in canali con diverse tematiche. Inoltre è una piattaforma molto utilizzata, quindi probabilmente i membri della vostra community saranno già familiarizzati con l’interfaccia.

Infine Slack ha la possibilità di essere utilizzato con il piano gratuito, che ovviamente ha funzionalità più limitate rispetto alla versione a pagamento, ma che comunque garantisce l’accesso a tutte le funzioni base!

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Costruire una community è come far crescere un giardino

Un calzante paragone tra la crescita di una community e quella di un giardino.

Entrambi hanno bisogno di cura e attenzione personalizzate per poter crescere e prosperare.Nell’articolo sono elencati alcuni passaggi che si richiamano tra cura di una community e cura di un giardino:

  • Come si scelgono con attenzione le piante, così si deve fare anche per le community, per cominciare bisogna capire che tipologia di community si vuole creare e perché,
  • Come cresce una pianta, così fanno le community, e per assicurarsi una crescita continua è necessario fare un growth plan,
  • Come per il giardino, anche per le community ci si deve munire dei giusti attrezzi per seguirne la crescita.
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Community che nascono attorno ai brand

Sebbene molte aziende aspirino alla lealtà del cliente, all’efficienza del marketing e all’autenticità del marchio che le comunità forti offrono, poche capiscono che cosa sia necessario fare per ottenere tali vantaggi. In questo articolo dell’Harvard Business Review ritroviamo quello che spesso diciamo nei nostri eventi. Le community oggi non nascono più intorno a un brand ma sono i brand che nascono intorno alle community. Quelle aziende che sapranno mettere al centro della loro strategia di business – e non di marketing – la community sono quelle che davvero riusciranno a ottenere quei vantaggi che tanto inseguono.

Ma non solo: aggiungiamo anche che quei brand che sapranno ascoltare e costruire un’azione sincera, autentica, con la propria community sapranno anche creare servizi che rispondono più ai loro bisogni e generare un impatto positivo per sè e per gli altri. Non più brand community ma community brand.

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STRUMENTI: CLUBHOUSE

Clubhouse è un nuovo social audio che propone una nuova modalità di community e consumo di contenuti.

Clubhouse, per ora solamente disponibile per Iphone, ma a breve anche per Android, funziona con la modalità a stanze. L’ingresso nelle stanze pubbliche è libero, e le tematiche trattate sono tantissime.

Per molti si sta profilando come un nuovo modo di fare community, di connettere e di scambiarsi opinioni ed è considerato come l’innovazione dei concetti di radio, podcast e tavole rotonde. Il funzionamento a stanze, che permette a chiunque di partecipare, sia passivamente che attivamente, permette di creare interazioni e relazioni velocemente.

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Perché costruire una community è cruciale per il successo del tuo brand

Le persone sono sempre più alla ricerca di un brand che sappia creare una community attorno a sé. Oltre che benefici per i consumatori, costruire una community comporta enormi benefici anche per l’azienda:
  • L’aumento brand awareness grazie al passaparola dei membri della community,
  • La community fornisce customer discovery poiché è in grado di fornire feedback per all’azienda.
  • La community può portare al customer success accelerando e intensificando la relazione tra consumatore e azienda.
  • Costruisce brand loyalty, infatti partecipando alla community si spende tempo a contatto con il brand e questo fa crescere l’attaccamento del consumatore.
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Il community design e i suoi 4 principali ambiti di applicazione

Marta Mainieri spiega che cos’è il community design e come si applica nei suoi 4 principali ambiti progettuali: sistema di identità, modello di ingaggio, modello di governance e modello di sostenibilità.

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Community growth is useless without context

Ecco a voi una lista di measurement strategy che Udemy utilizza per misurare la propria community. Udemy è il global marketplace per l’apprendimento e l’istruzione, connette studenti e insegnanti da tutto il mondo, aiutando così le persone a raggiungere i loro obiettivi e sogni.

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Cos'è il community design

Che cos’è il community design, in cosa si differenzia dallo user centered design, quali sono i suoi ambiti di progettazione e quali potrebbero essere le sue applicazioni.

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Engagement e community

Uno dei problemi principali dei community managers è rappresentato dall’engagement, un processo difficile da misurare, poiché rappresenta il coinvolgimento emotivo di ogni singolo membro all’interno della community.

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STRUMENTI: DISCORD

Discord è una piattaforma statunitense di VoIP, messaggistica istantanea e distribuzione digitale progettata per creare communities. Questa group-chatting platform era stata creata originariamente per i gamers, ma da allora viene utilizzata da qualsiasi tipologia di community o utente singolo poiché consente di chattare sia in forma scritta che in forma audio.

Una delle ultime notizie racconta di come uno studente della UC Berkley University sia riuscito a ricreare online l’esperienza del campus, creando un server Discord che è diventato la online community degli studenti.

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La community è il tuo prodotto

Così BusinessWeekly sintetizza il valore del libro “Community Economy. Persone che trasformano mercati e organizzazioni” di Marta Mainieri.

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Community-Index di Aiccon

Aiccon pubblica la seconda versione del community-index, uno strumento per misurare l’impatto generato dalle comunità.

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Markets disrupted traditional communities, but they’re also building new ones

Un’interessante raccolta di riflessioni sulle relazioni tra community e mercato e perché, nonostante siano più benestanti e più sani dei tempi passati, soffriamo sempre più di ansia e di solitudine.

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La banca del futuro? Una comunità di utenti

Massimo Cerofolini intervista Marta Mainieri sul tema community economy e sui possibili sviluppi in ambito bancario.

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Ecco come il community design può aiutare le aziende a ripensare le proprie organizzazioni

Luoghi di lavoro e gerarchie sono ormai concetti superati. Per trasformare i dipendenti in collaboratori coinvolti e soddisfatti servono community con un purpose condiviso, che crea senso di appartenenza lasciando a ciascuno autonomia. L’obiettivo è co-produrre valore per l’azienda, ma anche per l’intero sistema”

Ecco a voi una riflessione sul ruolo di un approccio community-centered nelle organizzazioni e nelle aziende.

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The Community Facilitation Handbook

The community facilitation handbook. A holistic framework to make communities flourish.

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Stop focusing on profits and build a community on purpose and values

Un articolo che evidenzia la necessità delle organizzazione di avere una proposta di valore semplice e comprensiva per le persone che deve aggregare. 

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Che cos’è la community economy e perché è interessante conoscerla

Nel 2013 l’Economist portava in Italia la sharing economy. Allora si parlava di una nuova economia che prediligeva la condivisione del bene invece della proprietà e lo scambio invece dell’acquisto. Da allora molte cose sono cambiante e oggi che il Covid-19 ha messo in luce anche la fragilità dei servizi più famosi più che mai ci si interroga su cosa sia rimasto della sharing economy e della sua narrazione.

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Le community possono ridefinire l’organizzazione interna di una impresa?

La gerarchia produce differenze, muri e barriere. In questo articolo viene spiegato perché le organizzazioni inclusive sono anche le più efficienti.

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Nuove aziende e organizzazioni che non nascono più seguendo un processo lineare di produzione

Nuove aziende e organizzazioni che non nascono più seguendo un processo lineare di produzione ma che crescono intorno ad un’idea condivisa attorno cui si aggrega una comunità. Da sharing economy a community economy.

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Rompere il ghiaccio, si può anche online

In questo momento in cui ci troviamo a doverci re-inventare i modi e le modalità di interazione potrebbero diventare utili dei trucchi per rompere il ghiaccio

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