People strategy è la parola che più ricorre fra chi si occupa di organizzazione interna: mettere le persone al centro del pensiero e della progettazione. Parole efficaci a cui non sempre corrisponde una chiara metodologia progettuale e capacità implementativa. Il community design è un approccio sistematizzato che lavora proprio per mettere al centro della strategia di progettazione le persone, come parte di un gruppo che si riconosce in una proposta di valore condivisa. Può dunque aiutare tutte quelle organizzazioni – profit e non profit – che oggi si trovano ad affrontare importanti sfide organizzative e che decidono di partire mettendo al centro della progettazione la valorizzazione delle relazioni fra le persone.

Come?

La sfida dell’hybrid work si vince differenziando il modello di ingaggio e spingendo la partecipazione attiva

A distanza di due anni dall’esplosione della pandemia l’hybrid work sembra quasi sdoganato. Nessuno vuole tornare più a lavorare nella stessa modalità pre-pandemica. Ma come creare un nuovo modello organizzativo che sappia valorizzare i vantaggi del lavoro da casa senza perdere quelli del lavoro in ufficio?

Le community sono ibride per definizione. Si muovono in ambienti digitali e fisici con la stessa naturalezza con cui ci muoviamo oggi tutti noi. Sul fisico costruiscono la relazione più duratura, sul digitale quella più informale e continuativa. Il segreto? Riuscire a creare valore in entrambi gli ambienti, differenziando il modello di ingaggio e spingendo la partecipazione attiva. E’ quello che fa il community design lavorando su un sistema di ingaggio che prevede un’offerta diversa su canali differenti, ma soprattutto ambienti in cui si facilita l’incontro e la conversazione fra pari dove ognuno può essere protagonista.

 

La community come palestra per favorire la digital culture

La situazione emergenziale se da un lato ha spinto l’utilizzo del digitale sul lavoro, dall’altro ha evidenziato chiare lacune proprio in termini di competenze. Il community design crea contesti entro i quali i membri si muovono. Questi sono prevalentemente digitali (ma anche fisici) e poichè devono favorire l’interazione, lo scambio di informazioni, la conversazione informale, devono essere semplici da usare e soprattutto devono spingere la partecipazione attiva. Diventano così semplici palestre di apprendimento di competenze digitali ma anche luoghi di condivisione di interessi e di pratica.

 

Il community design per spingere l’apprendimento continuo (learning agility).

Insegnare a imparare è quello che dovrebbe fare oggi ogni azienda che ha cura di affrontare le sfide poste dalla trasformazione digitale. In una realtà come quella di oggi in cui l’unica costante è il cambiamento, diventa infatti fondamentale sapersi adattare e rispondere con agilità.
Il community design lavora sull’attivazione di processi partecipativi in cui le persone scambiano e condividono consigli, aiuti, informazioni favorendo la condivisione dell’esperienza, delle conoscenze ma anche l’emersione di leader naturali a cui far riferimento. La collaborazione favorisce l’apprendimento continuo ma anche il problem solving, la velocità di pensiero, la fiducia e lo scambio reciproco

 

Purpose chiaro e attivismo come leva per l’employer branding

Le grandi dimissioni dimostrano che sempre più spesso le persone cercano un senso nei lavori che svolgono. Non basta più la ricompensa economica a definire il significato di una prestazione professionale, oggi le persone chiedono di essere coinvolte all’interno di un sistema di valori capace di portare cambiamento.
Il community design per definizione lavora per creare uno scopo condiviso (valore) intorno al quale aggregarsi, motivarsi e sul quale far crescere il senso di appartenenza. Un’identità chiara, semplice che spinge all’azione sono le caratteristiche necessarie a una community per crescere. Quello che spesso manca a un’organizzazione e che il community design può aiutare a creare.

 

Community di pratica per attrarre e trattenere i talenti

La ricompensa economica – si diceva – non è più quella che caratterizza una buona opportunità di lavoro. A definire questa concorrono altri fattori come l’apprendimento continuo, la spinta all’imprenditorialità, la sensazione che nel proprio piccolo si può contribuire a cambiare qualcosa. Per questo oggi è molto difficile per le aziende trattenere i propri talenti e attirarne di nuovi.
Il community design per definizione lavora per creare uno scopo condiviso (valore) intorno al quale aggregarsi e attivarsi. Questo agisce sulle motivazioni intrinseche che muovono la partecipazione attiva e accresce il senso di appartenenza. Quando ci si sente coinvolti in una causa di cambiamento (anche piccola) è più difficile abbandonare e più facile attrarre nuove persone.

 

Le persone al centro: partire da e con la community

Mettere al centro della propria organizzazione le persone non è un percorso semplice ma è sicuramente l’unico modo per far fronte ai tanti cambiamenti che le organizzazioni hanno davanti. Per iniziare è importante avere prima di tutto una certa consapevolezza su cosa sia il community design, poi prevedere di coinvolgere fin da subito le persone nella rilevazione dei bisogni (prima), nella co-progettazione del servizio (durante), nella verifica di quanto è stato pensato (dopo). Uno dei principi del community design, infatti, è coinvolgere il prima possibile le persone nella progettazione in modo da verificare in maniera agile quanto progettato, iterare e poi costruire la crescita. Questo permette fin da subito di progettare in maniera più vicina alle esigenze delle persone ma nello stesso tempo di iniziare a creare i primi “ambassador” su cui costruire la community. Provare per credere.

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